In aumento il diabete in età pediatrica così come dilaga l’obesità infantile e in Toscana lo screening per il diabete di tipo 1 sui bambini. Lo dice la dottoressa Sonia Toni Responsabile della
Diabetologia ed Endocrinologia del Meyer. , il meglio noto ospedale dei bambini di Firenze Istituto di ricovero e cura anche a carattere scientifico europeo cioè IRCSS che nella mattinata di
sabato prossimo 5 aprile sarà ad Albiano Magra in occasione della Giornata di prevenzione interregionale. Colpo grosso per gli organizzatori avere una specialista di questo calibro uno dei
numeri uno in Italia per la cura del diabete infantile.  “Albiano continua la prevenzione” sulla prevenzione della sindrome metabolica cioè del diabete anche infantile e patologie ad esso
correlate.
Ogni anno – in Toscana – dice la dottoressa Sonia Toni – a circa 140 bambini viene diagnosticato il diabete. Una patologia cronica in continua ascesa purtroppo anche nell’ambito pediatrico. E con più di un campanello di allarme: se il diabete che colpisce i
bambini è stato per anni per definizione il diabete di tipo 1 (insulinodipendente, autoimmune, detto anche giovanile perché colpiva i bambini e i giovani), oggi, purtroppo sullo scenario si sta
affacciando anche il diabete di tipo 2, quello che era di appannaggio “degli adulti”.
Il diabete tipo 2 è dovuto ad uno stile di vita non corretto: la dieta mediterranea, patrimonio del nostro territorio ha lasciato il posto al consumo di alimenti poco salutari: merendine del
commercio, cibi confezionati, cibi raffinati, il consumo di frutta e verdura è ai minimi termini ; a questo si aggiunge il fatto che la vita all’aria aperta e l’attività fisica sono soppiantati da un
aumento della sedentarietà, del tempo trascorso al computer o davanti ai videogiochi. Questa forma di diabete si può prevenire adottando uno stile di vita sano, contrastando il sovrappeso e l’obesità che rappresentano la strada maestra per lo sviluppo della tanto temuta, quanto grave sindrome metabolica.
Da far riflettere il fatto che qualche decennio fa il diabete tipo 2 nei bambini non esisteva, oggi sempre nella nostra regione, ogni anno abbiamo circa 10 – 15 nuove diagnosi.

Il diabete tipo 1: anche questa forma di diabete è in aumento, ogni anno le nuove diagnosi di diabete crescono del 3,6%, nella nostra regione abbiamo circa 120 nuove diagnosi all’anno.
Sul diabete di tipo 1, la disinformazione continua ad essere molta, portando a trascurare i sintomi che caratterizzano l’esordio e condizionando l’arrivo del bambino in ospedale in condizioni gravi. Parlando di diabete, infatti si pensa che questa malattia colpisca solo gli adulti e gli anziani: anche i bambini possono sviluppare il diabete. Il diabete di tipo 1, insulino-dipendente e ad insorgenza giovanile, è la malattia cronica più frequente in età
pediatrica, dovuta alla distruzione delle cellule che producono insulina. Al momento non è possibile prevenire il diabete tipo 1, ma serve una diagnosi precoce e riconoscere i primi sintomi:
aumento del bisogno di urinare, aumento della sete, svegliarsi la notte per bere ed urinare, riprendere a fare la pipì a letto, stanchezza, dimagrimento, infezioni dell’area genitale. In
presenza di questi sintomi è importante fare subito un controllo della glicemia dal pediatra o portare il bambino al pronto soccorso senza perdere tempo.
Infatti, se questi sintomi vengono trascurati le condizioni del bambino si aggravano rapidamente, compaiono, alito acetonico, dolori addominali, vomito e si arriva al coma chetoacidosico, condizione che può comportare il rischio per la vita e gravi danni
cerebrali. Tutti i nostri sforzi sono rivolti alla prevenzione della chetoacidosi facendo informazione alla popolazione.

A breve partirà anche in Toscana lo screening per il diabete di tipo 1, che prevede un test su tutti i bambini in determinate fasce di età per la ricerca degli anticorpi diretti contro le cellule che
producono insulina.
Già da molti anni al Meyer facciamo uno screening nei soggetti a rischio di sviluppare diabete: sono bambini che hanno in famiglia un genitore o un parente di primo grado con il diabete di tipo 1 o con altre malattie autoimmuni (celiachia, psoriasi, tiroidite,
artrite reumatoide), bambini che hanno una malattia autoimmune (celiachia, psoriasi, tiroidite) o che in corso di esami del sangue hanno riscontrato una iperglicemia occasionale.
Oggi possiamo dire che intercettare questi soggetti a rischio ci permette di avviarli a terapie che possono ritardare di molti anni l’insorgenza del diabete di tipo 1, pertanto è importante che i
genitori abbiano queste informazioni per effettuare questo screening e avviare questo percorso.
Parlando poi dell’OBESITA’ IN ETA’ PEDIATRICA.
La responsabile della diabetologia ed endocrinologia del prestigioso Meyer aggiunge:
Nella nostra società le problematiche alimentari e la disponibilità di cibo si sono modificate rispetto ad un passato neanche troppo remoto. Siamo passati da una carenza qualitativa e quantitativa di cibo ad un problema di eccesso, di disponibilità, di varietà.
Negli ultimi 50 – 60 anni le generazioni uscite dal dopoguerra hanno sperimentato, con la complicità dei loro genitori che avevano vissuto la carestia, l’abbondanza del cibo. In questo
periodo sono state poste le basi per lo sviluppo dell’obesità che sta dilagando ai giorni nostri. In Italia all’incirca 1 bambino su 3 è sovrappeso e di questi circa il 10% è obeso. E stiamo parlando
della forma cosiddetta essenziale della obesità, cioè quella legata esclusivamente alla malnutrizione in eccesso. Un altro aspetto che non è da sottovalutare è l’idea serpeggiante che ha le sue basi ancora più profonde nel passato, addirittura nei tempi preistorici è che l’aspetto florido sia espressione di salute, che nel passato era garanzia di salute per avere maggiori chance di sopravvivenza.
Oggi il bambino obeso è invece un bambino acutamente ammalato di una malattia che è ingravescente per il futuro, minata da complicanze (cardiovascolari, muscoloscheletriche,
metaboliche, respiratorie) e da diminuita aspettativa di vita. i fattori coinvolti nella patogenesi dell’obesità sono multipli: costituzionali, psicologici, socio-ambientali, educativi, culturali.
Pertanto, l’obesità è una malattia psico-sociale che coinvolge il bambino, la famiglia, la scuola, la società, la sanità stessa, l’ambiente.
L’intervento multidisciplinare dovrebbe essere un intervento allargato a ciascuna di queste componenti al fine di creare una sorta di alleanza sociale e sanitaria.
E il pediatra di fronte ad un bambino obeso si trova purtroppo a combattere in solitaria una sfida, una battaglia difficile che è segnata spesso da insuccessi in un susseguirsi dinamico di
progressi e delusioni.
Quali sono le difficoltà… moltissime.
1) È importante costruire un team multidisciplinare sanitario che accanto al pediatra necessariamente preveda lo psicologo per il bambino e per la famiglia, il dietista, il laureato in scienze motorie, l’educatore.
2) Dobbiamo costruire nel bambino e nella famiglia, la CONSAPEVOLEZZA del problema (intesa proprio nel significato intrinseco della parola:  Sapere e Volere.
a. La famiglia si aspetta una soluzione a portata di mano, “la pillola” che risolva il problema velocemente e che permetta di perdere peso pur mantenendo le abitudini
in essere

3) L’intervento non può essere puntiforme, ma duraturo nel
tempo
a. Dobbiamo stringere una alleanza terapeutica non solo con il bambino, ma anche con la famiglia
b. Mantenere la motivazione
c. Richiede di porsi dei sotto-obiettivi che non necessariamente comprendono nell’immediato la
perdita di peso

4) Dobbiamo noi stessi avere la consapevolezza che non esiste un unico approccio al problema, ma ogni caso sottende a problematiche diverse che dovranno essere affrontate nello
specifico
5) L’intervento sul singolo ha dei costi che sono insostenibili, raggiunge solo una minima parte dei pazienti e non è detto che sia efficace; l’approccio di gruppo sicuramente può
rappresentare una scelta vincente sia in termini di efficacia che di sostenibilità.
Cosa può fare la società?
L’intervento sanitario da solo comunque non basta, la società deve fare la sua parte sia per la cura che per la prevenzione agendo su più fronti:
1) Ruolo dei comuni per la progettazione e la realizzazione di piste pedonali, ciclabili (no al diabete urbano), parchi dove muoversi e giocare in sicurezza
2) ruolo dei media nel promuovere stili di vita sani, alimentazione corretta, lettura delle etichette dei cibi
3) limitare o relegare la pubblicità fuorviante e obesiogena in fasce orarie non fruibili dai bambini
4) selezionare le offerte alimentari proposte nei distributori
all’interno delle scuole

5) corsi ad hoc durante la gravidanza (periodo estremamente motivante per la futura mamma che è quindi molto recettiva. La salute futura del bambino è nettamente influenzata dalla corretta alimentazione materna durante la gestazione. Insegnamento a riconoscere i segnali di fame nel bambino “il pianto non è sinonimo di fame, importanza della relazione madre/bambino”
6) promozione dell’allattamento al seno
7) sfatare i miti sulle diete miracolose
8) prevedere uno spazio didattico all’interno delle scuole (fin
dalla materna) sull’alimentazione e creare la cultura del cibo
9) interventi di concerto con il medico di medicina generale
sulle famiglie “obese” anche precedenti la nascita dei figli
Non dobbiamo scoraggiarci e dobbiamo avere la consapevolezza
che i nostri interventi preventivi porteranno a risultati tangibili
probabilmente solo nel lungo periodo.
Per quanto riguarda il trattamento dobbiamo ripensare a un
counseling sostenibile che in epoca di pandemia Covid coniughi
l’efficacia e la sicurezza.

Per informazioni: Diabetologia Pediatrica AOU MEYER IRCCS 055
5662486, diabetologia@meyer.it
Dott. Sonia Toni Responsabile Diabetologia ed
Endocrinologia Pediatrica AOU Meyer IRCSS

Firenze

Nelle foto: la dottoressa Sonia Toni ed una veduta del Meyer

 

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