Cinque anni fa, l’8 aprile 2020, in piena pandemia, il nostro ponte crollò. Eravamo confinati in casa, chiusi gli uni agli altri, distanziati per legge e quel crollo definì ancora di più l’isolamento che stavamo vivendo.

Fu un brutto colpo per la nostra comunità. Un ponte è un simbolo di unione tra due punti uno dei quali eravamo noi, il nostro paese e l’altro il resto del mondo.

È difficile raccontare che cosa ha significato durante quei mesi in cui avevamo paura di tutto e tutti non avere più nemmeno nel pensiero, la possibilità di poterci allontanare, scavalcare il fiume e scegliere di svoltare a sinistra, verso i monti o a destra verso il mare.

Il silenzio al quale ormai avevamo fatto l’abitudine si svuotò anche del rumore di quelle poche auto che passavano sulla strada perché quella strada non portava più da nessuna parte.

A cinque anni di distanza, fatichiamo ancora tutti a parlare della pandemia e del crollo.

Oggi, alle 10.15, vogliamo ricordare il giorno in cui il nostro ponte crollò dando voce alle nostre sirene, in attesa di riuscire a produrre narrazioni di quel periodo terribile che ci liberino dalla paura che ci ha lasciato addosso.

 

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