Importante la prevenzione nelle malattie del fegato per evitare l’insufficienza epatica

La prevenzione rappresenta un elemento fondamentale nelle malattie del fegato per evitare l’insorgenza dei sintomi dell’insufficienza funzionale epatica. A sottolinearlo è la professoressa Maurizia Rossana Brunetto, Direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa e dell’UOC di Epatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, nonché Direttore del Centro di Riferimento Regionale per la Diagnosi e Cura delle Malattie Croniche e del Tumore del Fegato.

«Il fegato, la più grande ghiandola del corpo umano, è un organo molto robusto e resiliente – spiega la professoressa Brunetto – e le malattie croniche epatiche diventano sintomatiche solo tardivamente, quando la patologia è già in fase avanzata. Attendere la comparsa dei sintomi per effettuare una diagnosi espone il paziente al rischio di una minore efficacia delle cure, qualunque sia la causa della malattia».

 

La professoressa è intervenuta durante la maxi giornata di prevenzione gratuita, non occasionale e di valenza nazionale, organizzata dal Comitato della Croce Rossa Italiana di Albiano Magra, presieduto da Marcello Lo Presti. L’iniziativa si è svolta negli spazi antistanti la sede del Comitato e negli ambulatori allestiti per l’occasione.

Fondamentale la collaborazione del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa – Centro di Mobilitazione Toscana, comandato dal maggiore Pietro Garofalo, presente insieme al maresciallo ordinario Stefano Bianchini. Nel piazzale della sede è stato installato un moderno Posto Medico Avanzato (PMA), un vero e proprio “ospedale da campo”, perfettamente attrezzato per accogliere l’elevato numero di specialisti volontari. I militari presenti erano circa quindici, coordinati dal capitano Fabio Egidio Menicucci, mentre i volontari operativi della CRI erano oltre quaranta. Nell’occasione è stato effettuato anche il test di screening per l’epatite C.

«Le attuali disponibilità diagnostiche e terapeutiche – prosegue la professoressa Brunetto – permettono, se applicate in modo appropriato e precoce, di garantire il miglior risultato di cura per il paziente e, allo stesso tempo, il minor costo per il sistema sanitario».

Lo scopo principale dell’epatologo è dunque la diagnosi e la cura delle epatopatie in fase precoce o presintomatica, una condizione che riguarda oltre l’80% dei pazienti con malattia epatica cronica, come epatiti croniche, malattie delle vie biliari, steatosi e steatoepatite, fino alla cirrosi compensata. Le caratteristiche principali di queste patologie sono infatti un decorso asintomatico anche per decenni (10–40 anni) e la possibilità di modificare positivamente la storia naturale della malattia se si interviene tempestivamente.

«L’efficacia della prevenzione secondaria – sottolinea – si basa sul principio della “cura giusta al momento giusto” e dipende dall’appropriatezza diagnostico-terapeutica, garantita dall’alta specializzazione. Anche quando la diagnosi avviene tardivamente, con sintomi già presenti come ascite, sanguinamenti o encefalopatia, la terapia eziologica può comunque consentire il compenso clinico e rallentare la progressione della malattia».

Negli ultimi anni, alle terapie rivolte alla causa del danno epatico si sono affiancati trattamenti specifici per la gestione delle complicanze e dei sintomi. Importanti progressi sono stati raggiunti anche nella cura del tumore primitivo del fegato, spesso complicanza della cirrosi, grazie allo sviluppo di terapie loco-regionali e sistemiche sempre più efficaci.

«L’intervento diagnostico e terapeutico precoce – conclude la professoressa Brunetto – è essenziale per rimuovere o controllare la noxa patogena, bloccare la progressione della malattia e garantire una presa in carico personalizzata e continuativa del paziente, attraverso un approccio specialistico multidisciplinare. Questo modello organizzativo, adottato da oltre 25 anni presso l’UOC di Epatologia dell’AOUP, ha dimostrato di ridurre significativamente la morbilità e la mortalità fegato-correlate, contribuendo anche al controllo della spesa sanitaria».

Nelle foto: la prof.ssa Maurizia Rossana Brunetto; militari e volontari della Croce Rossa Italiana.

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