Al Meyer arrivata un’altra bambina palestinese: ha meno di un mese ed è in prognosi riservata
Firenze –L’ospedale pediatrico fiorentino torna ad accogliere una neonata originaria di Gaza, accompagnata solo dalla zia. La piccola, arrivata la notte scorsa, ha meno di un mese e al momento si trova ricoverata nella Terapia intensiva neonatale del Meyer in prognosi riservata. La bambina ha una complessa malformazione vascolare del collo che ne compromette la respirazione.
Per questo, alla vigilia della missione che l’ha portata in Italia, l’AOU Meyer IRCCS ha modulato un’equipe calibrata sulle esigenze della piccola: a partire sono stati Simone Pancani, coordinatore delle attività umanitarie del pediatrico fiorentino, Fabio Panetta, anestesista, Roberto Baggi, responsabile dell’endoscopia respiratoria e Anna Petroni, infermiera specializzata di sala operatoria. Come sempre, il trasporto è stato organizzato nell’ambito di una missione della Protezione civile che ha attivato una operazione Medevac (Medical evacuation),il servizio di trasporto di persone ferite o con necessità di cure mediche.Il momento più delicato è stato quello dell’intubazione, anche perché i medici sono stati costretti a eseguire la manovra a bordo dell’aereo. “L’intubazione è stata molto complessa – spiega il dottor Roberto Baggi – ma una volta eseguita, il viaggio è stato relativamente tranquillo”. Ora, come detto, la piccola si trova nella Tin, affidata alle cure degli specialisti del reparto dedicato ai piccolissimi: le sue condizioni sono stabili, ma dovrà essere sottoposta a una lunga serie di accertamenti per capire la natura della malformazione e decidere come procedere. L’arrivo a destinazione è stato reso possibile dalla Cross e dalla Prefettura di Firenze. Come accaduto in occasione degli altri corridoi umanitari, il Meyer si è attivato per accogliere la piccola e la famiglia: ad attenderli, come sempre, c’erano anche gli assistenti sociali e un mediatore linguistico messo a disposizione dalla Fondazione Meyer per agevolare la comunicazione con i medici.
“L’eccellenza della sanità toscana – commenta il presidente della Toscana, Eugenio Giani – si mette a disposizione, come sempre, di chi nel proprio paese non può ricevere cure adeguate. Non importa se si tratti di una guerra, di un cataclisma naturale o di altro ad impedirlo. La Toscana è pronta ad allargare ogni volta le proprie braccia. Lo fa da sempre con progetti di cooperazione sanitaria internazionale e continueremo a farlo, ispirati da equità, accesso universale e lotta alle disuguaglianze che sono alla base della sanità pubblica in cui crediamo”.
Questi viaggi sono sempre difficili e allo stesso tempo bellissimi, per la speranza che portano – commenta l’assessora al diritto alla salute Monia Monni, che era a bordo dell’aereo partito da Eilat. – Questo viaggio è stato reso possibile grazie a una grande collaborazione nazionale e internazionale ma anche perché su quel volo ci sono le nostre sanitarie e sanitari e i nostri volontari toscani”. “Al grande cuore della Toscana – prosegue – aggiungiamo la qualità delle cure della nostra sanità pubblica, dimostrata anche in questo caso dagli specialisti del Meyer”.
Al Meyer debutta StomyCraft,
un gioco per speciale per i bambini stomizzati (e non solo)Firenze – Imparare a gestire la stomia, giocando. È il senso del progetto “StomyCraft”, che in questi giorni è entrato in uso nel reparto di Chirurgia Pediatrica del Meyer, dove i pazienti trovano una postazione PC dedicata proprio a questo speciale “videogioco”, ispirato al famosissimo Minecraft. L’iniziativa è nata dalla collaborazione di un team multidisciplinare del Meyer (coinvolti il Dipartimento delle professioni sanitarie, le Infermiere Coordinatrici e le infermiere della Chirurgia Pediatrica e della TIN) insieme a FAIS OdV (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati). I bambini portatori di stomia a cui è dedicato StomyCraft sono i piccoli che hanno subito un intervento chirurgico per collegare un “sacchettino” all’apparato intestinale e consentire così l’uscita all’esterno del materiale organico.
Come funziona.La dinamica del videogioco prevede che durante la partita ai bambini vengano proposti diversi alimenti che possono scegliere se mangiare o meno. Se mangeranno un cibo adatto alla loro condizione riceveranno dei bonus, in alternativa perderanno punti. In questo modo, giocando, il paziente familiarizza sempre più con i cibi adatti alla sua condizione e impara a riconoscere i segnali del proprio corpo e a capire quando il “sacchettino” è pieno ed è arrivato il momento di cambiarlo.Il gioco è pensato anche per i familiari, che spesso sono anche i caregiver del bambino: anche per loro la “gamification” diventa strumento di apprendimento attivo, per imparare la gestione della quotidianità attraverso il gioco.Fondamentale è l’aspetto relazionale: il gioco diventa un terreno comune dove interagire con altri bambini che condividono le stesse sfide, abbattendo il senso di isolamento e favorendo il confronto tra pari.La postazione fissa di gioco rende l’attività ludica sempre accessibile e promuove una profonda inclusione: l’utilizzo del computer e di “StomyCraft” è infatti aperto a tutti i piccoli degenti dell’ospedale che desiderino un momento di svago, favorendo così la socializzazione tra i bambini del Meyer. Ai partecipanti viene consegnata, inoltre, una serie di gadget, che comprende un cappellino e una speciale miniatura stampata in 3D di un personaggio StomyCraft portatore di stomia.
Le stomie pediatriche.Sebbene non esista un registro ufficiale, si stima che in Italia siano numerosi i pazienti pediatrici portatori di stomia. Al Meyer, questo bisogno riguarda i bambini che necessitano di una stomia, in modo temporaneo o permanente, principalmente a seguito di interventi chirurgici legati a patologie oncologiche, malattie infiammatorie intestinali, traumi o sepsi.Per questi piccoli pazienti, il Meyer, insieme a FAIS, si impegna a promuovere percorsi di informazione e prevenzione, utilizzando strumenti innovativi, come la “gamification”, per sostenere la consapevolezza della malattia e migliorare la loro qualità di vita.
Ha contribuito alla realizzazione del progetto la Banca d’Italia, attraverso le erogazioni liberali, sostenendone lo sviluppo e la diffusione sul territorio. L’iniziativa rientra nell’impegno dell’Istituto a favore di interventi di valore sociale, culturale ed educativo a beneficio della collettività.
In allegato due foto e quihttps://we.tl/t-XlhizLqe93tre video (in formato orizzontale, e verticale per i social)
Per info: Giulia Righi ufficio stampa AOU MEYER IRCCS 393.9577247
Al Meyer nasce un Centro musicale per la riabilitazione uditiva dei bambini
Firenze, 4 febbraio 2026 –La musica come strumento per recuperare più in fretta quello che la sordità si è portata via. Al Meyer nasceun nuovo Centro per la riabilitazione uditiva dei bambini affetti da grave handicap uditivo e portatori di impianto cocleare. Un luogo dove musica e scienza si incontrano per aiutare i più piccoli. Il Centro è ospitato nei bellissimi spazi dell’Educational Center realizzato dalla Fondazione Andrea Bocelli ed è stato realizzato all’interno del Progetto Musica in corsia, finanziato dalla Fondazione Meyer e curato dai musicisti della cooperativa dell’Athenaeum Musicale.
La musica che aiuta a recuperare.All’interno del Centro si svolgono sessioni specifiche di riabilitazione uditiva mediata dalla musica. A disposizione dei piccoli pazienti, c’è il team di professionisti dell’udito dell’AOU Meyer Irccs, guidato dal professor Franco Trabalzini. Per i bambini portatori di impianto cocleare seguiti presso il Meyer, la musica diventa uno strumento prezioso per ampliare le possibilità di recupero delle abilità uditive non solo per migliorare l’ascolto, ma anche per facilitare la comunicazione in modo coinvolgente, piacevole e giocoso. Numerosi studi scientifici dimostrano, infatti, come la musica possa favorire il recupero uditivo e linguistico nei pazienti con impianto cocleare, grazie a programmi di training musicale mirato, che utilizzano esercizi specifici per migliorare la percezione di molti aspetti musicali come il ritmo, la melodia e la frequenza dei suoni. Allenare questi aspetti aiuta a migliorare l’attenzione uditiva, la comprensione verbale, la memoria uditiva.
Un percorso cucito su misura per ogni bambino.Il training musicale, svolto rigorosamente in presenza, grazie ai “musicisti in corsia” dell’Athenaeum Musicale coordinati da Alessandro Perondi, e alle audiometriste e logopediste coordinate dalla dottoressa Benedetta Bianchi del Servizio di Audiologia acquisisce un valore unico e insostituibile: il lavoro diretto con i professionisti, la relazione terapeutica, la dimensione emotiva dell’esperienza musicale e l’interazione in tempo reale bambino-musicista rappresentano elementi fondamentali per un percorso efficace e personalizzato.
Mediante innovative piattaforme digitali i bambini possono continuare a esercitarsi anche da casa, rendendo la riabilitazione più continua e naturale.
Questi percorsi contribuiscono a migliorare le capacità di ascolto dei bambini affetti da disabilità uditiva isolata o associata ad altre disabilità aiutandoli a sfruttare al meglio le potenzialità della tecnologia dell’impianto cocleare, con ricadute assolutamente positive sulla qualità della vita.
Dalle evidenze scientifiche emerge inoltre che un training musicale continuativo può rafforzare non solo le abilità uditive, ma anche quelle cognitive. In questo contesto si inserisce anche uno studio attualmente in corso presso l’AOU Meyer Irccs, con l’obiettivo di dimostrare e confermare i molteplici benefici della musica, sia nella riabilitazione uditiva dei bambini portatori di impianto cocleare sia in altri ambiti dello sviluppo del bambino. Tra gli aspetti analizzati figurano, ad esempio, gli effetti del training musicale sulla prosodia emotiva, sulle competenze comunicative e sulla crescita emotiva e relazionale.
Il nuovo centro di musicoterapia del Meyer è quindi molto più di una semplice sala musicale: è un luogo di cura, di ricerca e di crescita, dove musica e scienza si incontrano per regalare ai bambini nuove possibilità e alle loro famiglie un sostegno concreto.Con questo progetto, il Meyer conferma il suo impegno nel mettere al centro la persona e nell’investire in innovazione, accoglienza e umanizzazione delle cure.
Un progetto pilota.Le prime lezioni, all’interno di un progetto pilota, sono già cominciate e hanno riscosso un grande successo.«Con la musica mi sento più tranquillo e mi piace ascoltare e suonare. È un momento speciale della mia settimana, i miei genitori mi portano adesso a lezione di musica» racconta un bambino che ha frequentato le sessioni.
“Mentre prima il nostro obiettivo prioritario era quello di permettere a un bambino con grave sordità di avere uno sviluppo linguistico e cognitivo adeguati, adesso è quello di fargli apprezzare e magari produrre musica, raggiungendo così una performance uditiva nettamente superiore” dichiara il professor Trabalzini, sottolineando l’importanza di un percorso strutturato e continuo che accompagni la persona nella riscoperta del mondo sonoro.«Ogni impianto uditivo ha bisogno di essere allenato all’ascolto. Oggi lo screening uditivo, la diagnosi precoce della sordità e l’applicazione dell’impianto cocleare continuano a rappresentare un gol standard della cura di questa disabilità, così come la riabilitazione logopedica, ma spesso non sono sufficienti, la musicoterapia diventa soprattutto nei bambini affetti da disabilità l’investimento più prezioso per trasformare un dispositivo in una vera esperienza di suono” continua Trabalzini. Il motto di questo specialista dell’udito è da sempre lo stesso: “So all can hear”: “che tutti possano udire”. “Da piccolo suonavo il piano – conclude – e ho sempre avuto una grande passione per la musica ed è per questo che ho dedicato tutta la mia vita professionale a restituire la voce e i suoni del mondo a chi non poteva sentirli”.
Il commento del presidente della Regione Toscana.“Ancora una volta – spiega il presidente della Toscana, Eugenio Giani – il nostro sistema sanitario pubblico si dimostra all’avanguardia: portatore di eccellenze mediche e innovazioni scientifiche, ma anche attento alla socialità, all’umanizzazione delle cure e a tenere sempre al centro di tutto la persona, che è un aspetto importante, ancora di più quando si tratta di bambini”. “I racconti di questi piccoli pazienti – prosegue – ci spiegano come la musica in corsia non solo possa migliorare l’effetto delle terapie, ma anche costituire un’esperienza capace di arricchire la loro vita, offrire loro occasioni di relazione e farli crescere emotivamente. La sanità pubblica che vogliamo è anche questa”.
Comunicato stampaKICK-OFF MEETING CAREMED
Il progetto CAREMED promuove la trasformazione regionale dell’assistenza sanitaria di base nel Mediterraneo
Firenze, 22–23 gennaio 2026– Prende ufficialmente il via una nuova fase per il rafforzamento dell’assistenza sanitaria di base nel Mediterraneo: l’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer IRCCS/Centro di Salute Globale ospita il Kick-off Meeting del progettoCAREMED – Community-based Approach for Resilient Mediterranean Health.
CAREMED è un’iniziativa finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del programma Interreg NEXT MED e dedicata al rafforzamento dell’assistenza sanitaria territoriale nei Paesi del Mediterraneo, con particolare attenzione alla gestione delle malattie croniche.
All’incontro partecipano rappresentanti delle istituzioni partner e associate provenienti da Italia, Spagna, Tunisia, Libano, Turchia, Giordania ed Egitto. L’evento inaugura ufficialmente la collaborazione tra i team coinvolti ed è finalizzato alla definizione condivisa della pianificazione delle attività di progetto.
Il progetto CAREMED mira a consolidare l’assistenza sanitaria di base e a rafforzare il ruolo dei servizi territoriali nella gestione delle malattie non trasmissibili, promuovendo modelli di cura centrati sul paziente, capaci di avvicinare i servizi ai cittadini e di favorire una partecipazione attiva dei pazienti nel percorso di cura.
Il progetto prevede la realizzazione di interventi pilota in 34 centri di salute primaria, attività di formazione congiunta e l’elaborazione di strumenti operativi condivisi attraverso la collaborazione transazionale tra i partner. Queste azioni contribuiranno a rafforzare la prevenzione, la continuità assistenziale e l’integrazione dei servizi nei territori coinvolti.
Nel corso delle due giornate, i partner affrontano i principali aspetti organizzativi del progetto, tra cui la struttura operativa, la comunicazione, la gestione amministrativa e la pianificazione tecnica. Il confronto pone le basi per una collaborazione triennale volta a rafforzare i servizi sanitari locali e a promuovere approcci innovativi alla gestione delle malattie croniche nell’area mediterranea.

Intervento pionieristico al Meyer: rimossa una cisti sublinguale con il robot
Grazie alla tecnologia è stato possibile evitare la demolizione della mandibola
Firenze –Una grossa cisti posta nella regione più profonda della lingua di una paziente di diciassette anni è stata rimossa grazie all’utilizzo di un robot chirurgico, evitando alla ragazza le tradizionali tecniche invasive che avrebbero portato alla demolizione della mandibola oppure a estese incisioni esterne, decisamente più impattanti. La paziente accusava da tempo una disfagia, con difficoltà di deglutizione, e alterazione del tono della voce.
A effettuare la complessa operazione, che è stata eseguita con una tecnica trans orale robotica (TORS – Transoral robotic surgery), è stato un team multidisciplinare guidato dal dottor Riccardo Coletta, referente clinico scientifico della chirurgia robotica pediatrica dell’AOU Meyer IRCCS. Al tavolo operatorio anche gli otorinolaringoiatri Luca Leone e Marella Reale.
Come è stato effettuato l’intervento.L’operazione è stata effettuata utilizzando il sistema robotico Da Vinci Xi, una tecnologia avanzata che consente al chirurgo di operare con una visione tridimensionale ad altissima definizione e con strumenti di dimensioni molto ridotte, manovrati con estrema precisione. La paziente è stata operata attraverso la bocca, evitando incisioni sul collo o sul volto. Questo approccio ha ridotto in modo significativo il trauma chirurgico e ha migliorato il recupero post-operatorio. Durante l’intervento, il chirurgo ha controllato i movimenti del robot da una consolle, mentre sottili strumenti chirurgici venivano introdotti nel cavo orale. Grazie alla visione ingrandita e alla grande libertà di movimento degli strumenti robotici, la cisti è stata individuata con estrema accuratezza. Dopo una piccola incisione della mucosa, il chirurgo ha proceduto alla dissezione seguendo il piano naturale che circondava la lesione, separandola progressivamente dai muscoli della lingua e dalle strutture adiacenti. La trazione delicata esercitata con la pinza robotica, associata al controllo accurato del sanguinamento, ha consentito di rimuovere la cisti nella sua interezza, riducendo il rischio di recidiva. Una volta completata l’asportazione, il campo operatorio è stato controllato con attenzione e l’emostasi perfezionata. L’elevata precisione del sistema robotico ha consentito di lavorare in spazi molto ristretti, come la base della lingua, con un elevato livello di sicurezza. Ad oggi, in letteratura scientifica, non sono descritti casi analoghi in Italia e nessun ospedale pediatrico italiano ha pubblicazioni in merito. Anche il recupero è stato molto rapido: la paziente è stata in grado di alimentarsi già all’indomani dell’intervento. Al controllo non si sono verificate complicanze e la ragazza ha ringraziato tutto il team per la professionalità e per la nuova voce più brillante
Il lavoro preliminare con la stampante 3D.Come spesso accade al Meyer quando le operazioni sono particolarmente complesse, l’intervento è stato attentamente pianificato con uno studio preparatorio che si è avvalso della tecnologia 3D. Al lavoro, gli ingegneri di T3Ddy, il laboratorio congiunto sostenuto dalla Fondazione Meyer, coordinato dalla professoressa Monica Carfagni per l’Università di Firenze e dedicato proprio all’introduzione di tecnologie 3D altamente innovative nella pratica clinica dell’ospedale (http://www.t3ddy.org). Gli specialisti hanno creato un modello basato sulle dimensioni e le caratteristiche morfologiche del paziente e si sono allenati su quello, in modo da prevedere tutte le possibili variabili. “La riuscita di questo intervento – spiegano il dottor Coletta e il dottor Leone – posiziona l’AOU Meyer Irccs come centro di riferimento nazionale nella chirurgia robotica proiettando le cure dei piccoli pazienti in un futuro sempre più tecnologico e centrato sulla medicina personalizzata”.

Ieri al Meyer è successo qualcosa di speciale. Alcuni operatori sanitari hanno deciso di regalare un momento di leggerezza ai bambini ricoverati e alle loro famiglie, trasformando un pomeriggio qualunque in una piccola festa. Il personale del Meyer si è riunito in un flash mob natalizio, ballando tutti insieme con entusiasmo, seguendo una coreografia. L’idea è nata dal Consiglio dei ragazzi e delle ragazze del Meyer: i primi a raccoglierla sono stati gli operatori della Pediatria medica A, della Chirurgia pediatrica e delle Neuroscienze. Ma l’iniziativa ha poi coinvolto tanti altri professionisti dell’ospedale, uniti dal desiderio di far sentire vicine le persone che stanno vivendo un periodo delicato. Una danza gioiosa che ha portato sorrisi e musica dentro il Meyer.Cliccando sul seguente link trovate il video del flash mob natalizio che si è tenuto ieri al Meyer:Buon Natale a tutti
La Fondazione Meyer torna ad aggiudicarsi il prestigioso Oscar di Bilancio
Firenze – La Fondazione Meyer torna ad aggiudicarsi l’Oscar di Bilancio, il più ambito premio italiano per la qualità e trasparenza dei bilanci sociali e di sostenibilità. Il prestigioso riconoscimento è stato ottenuto nella categoria “Imprese sociali e organizzazioni non profit”. La cerimonia di premiazione del prestigioso appuntamento dedicato alle migliori pratiche di rendicontazione e trasparenza promosso da Borsa Italiana, Università Bocconi e FERPI-Federazione Relazioni Pubbliche Italiana e giunto ormai alla 61esima edizione, si è tenuta ieri sera a Milano a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana.
Per la onlus nata per sostenere le attività dell’Ospedale pediatrico fiorentino non è la prima volta: la Fondazione Meyer aveva infatti vinto l’Oscar una prima volta nel 2008, nel 2023 aveva ricevuto un premio speciale per la Comunicazione Sostenibile, mentre lo scorso anno era arrivata tra i finalisti per la categoria Gen Z.
Questa la motivazione che la giuria ha espresso promuovendo a pieni voti lo sforzo della Fondazione Meyer: “Il bilancio di sostenibilità, completo in ogni sua parte realizza l’obiettivo di aggregare la comunità di chi dona, di chi opera e di chi beneficia dei servizi. La rendicontazione è eccellente e concreta, le immagini raccontano la vita di ogni giorno in ospedale. L’utilizzo sapiente dei collegamenti ipertestuali: “vuoi saperne di più”: clicca qui, “gli eventi”: clicca qui” ampliano la fruibilità dei contenuti, la possibilità di trovarsi e la partecipazione”.
A ritirare il premio è stato Alessandro Benedetti, segretario generale della Fondazione Meyer, insieme allo staff che ha lavorato alla redazione del documento.
“Per noi è un grande onore – sostiene Marco Carrai, presidente della Fondazione Meyer – tornare a ricevere questo premio che ci ripaga dell’impegno e della dedizione con cui, da sempre, lavoriamo per rendere l’Ospedale pediatrico Meyer un luogo sempre più a misura di bambino”.
“Accogliamo con estrema soddisfazione questo riconoscimento che premia venticinque anni di storia e di impegno della Fondazione Meyer nella rendicontazione e nella comunicazione trasparente dei progetti sostenuti con le donazioni. Il bilancio attuale è frutto di una continua evoluzione che negli ultimi tre anni ha puntato sulla sintesi, sulla facilità di lettura grafica con rimandi multimediali ed anche sulla reportistica per immagini che in questo documento sono state realizzate, compresa la copertina, dal fotoreporter Massimo Sestini. Non è semplice raccontare lo straordinario che ogni giorno viene fatto al Meyer e non tutto è misurabile con numeri, tabelle o testi, ma il nostro impegno è quello di riuscire sempre più a trovare gli strumenti, le parole e le immagini che possano testimoniarlo” spiega Alessandro Benedetti, segretario generale della Fondazione dell’Ospedale pediatrico Anna Meyer ETS.
Anche Paolo Marchese Morello, direttore generale dell’AOU Meyer Irccs partecipa con gioia al prestigioso riconoscimento: “È espressione della serietà e dell’abnegazione con cui, ogni giorno, da anni, la Fondazione Meyer porta avanti il suo lavoro”.
Il bilancio completo della Fondazione Meyer si trova su: www.fondazionemeyer.it/bilanciosociale/

Ferragamo e Fondazione Meyer ancora insieme: due nuovi progetti per la psichiatria e la psicologia ospedaliera
Firenze, 9 dicembre 2025 – Salvatore Ferragamo rinnova il proprio impegno a favore della Fondazione Meyer. Anche per il 2025, la maison fiorentina sostiene due importanti iniziative dell’AOU Meyer IRCCS: l’acquisizione di un avanzato sistema di monitoraggio dei parametri vitali per i pazienti della Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e il supporto al Servizio di Psicologia Ospedaliera Pediatrica.
«Ferragamo crede profondamente nell’importanza di dedicare il proprio impegno a sostegno delle realtà che ha particolarmente a cuore – afferma Leonardo Ferragamo, Presidente di Ferragamo. Siamo felici che questo contributo possa tradursi in un aiuto concreto per chi si trova in situazioni di difficoltà e auspichiamo che possa incoraggiare altri a sostenere la Fondazione Meyer e altre meritevoli istituzioni».
Un sistema innovativo per la Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza
Il primo progetto prevede l’acquisto di un sistema avanzato di monitoraggio dei parametri vitali dedicato ai pazienti tra i 10 e i 18 anni, che nel 2024 – e secondo un trend tuttora in corso – sono prevalentemente di sesso femminile (circa il 75%). Nello stesso anno, il reparto ha accolto circa 300 bambini e adolescenti in regime di ricovero e trattato 625 casi in Day Hospital, con 579 visite specialistiche.
La nuova apparecchiatura, essenziale per garantire un’assistenza sempre più sicura, consentirà un controllo costante e tempestivo delle condizioni cliniche dei pazienti, monitorando instabilità metaboliche e cardiovascolari, in particolare nei giovani affetti da disturbi alimentari o da disregolazione emotiva, oltre ai casi di autolesionismo.
Il sistema comprenderà una centrale di monitoraggio, una rete dati cablata e wireless, quattro monitor di fascia alta per trattamenti intensivi, dodici dispositivi wearable per il controllo non invasivo dei parametri vitali e accessori di supporto per il monitoraggio a distanza.
“Questa tecnologia ci permetterà di monitorare con maggiore attenzione i nostri giovani pazienti, rilevando subito eventuali criticità e offrendo cure sempre più sicure ed efficaci”, afferma la professoressa Tiziana Pisano, responsabile della psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’AOU Meyer IRCCS.
Il sostegno alla Psicologia Ospedaliera Pediatrica
Il secondo progetto riguarda il supporto al Servizio di Psicologia Ospedaliera Pediatrica, attivo grazie all’impegno quotidiano di otto psicoterapeute. Il servizio offre assistenza specializzata a bambini, adolescenti e alle loro famiglie durante il percorso di cura, fornendo oltre 8.700 prestazioni annuali tra colloqui clinici in regime di ricovero e ambulatoriali.
L’obiettivo è prevenire o ridurre le conseguenze psicologiche legate alla malattia e all’ospedalizzazione, offrendo un accompagnamento anche ai genitori – in prevalenza madri – che spesso vivono situazioni di ansia, stress o depressione durante e dopo il ricovero dei figli. Un aiuto fondamentale anche per far emergere situazioni di maltrattamento familiare, grazie a un approccio empatico e di fiducia che permette di rompere il silenzio e favorire la denuncia.
Salvatore Ferragamo S.p.A., fondata nel 1927, è uno dei principali operatori del settore del lusso internazionale. L’Azienda crea, produce e distribuisce collezioni di calzature, pelletteria, abbigliamento, seta e accessori per uomo e donna, oltre a occhiali, orologi e profumi in licenza. Il brand continua a reinterpretare l’heritage del fondatore con creatività, innovazione e savoir-faire Made in Italy. Questa visione ha portato Ferragamo a intraprendere una strategia di sostenibilità strutturata su cinque direttrici integrate nel modello di business (https://sustainability.ferragamo.com/it). L’impegno è stato riconosciuto a livello internazionale: l’azienda è risultata la prima realtà italiana del settore Textiles, Apparel & Luxury Goods nella classifica Climate Leaders 2025 in Europa del Financial Times e Statista, e tra le 22 imprese italiane nella classifica delle 500 aziende più sostenibili al mondo secondo TIME Magazine e Statista.


La Fondazione Meyer compie 25 anni e festeggia con un francobollo dedicato
Firenze – La Fondazione Meyer compie 25 i suoi primi venticinque anni e festeggia con un francobollo dedicato emesso dal Ministero delle imprese e del Made in Italy nell’ambito della serie dedicata alle “Eccellenza del sistema produttivo e del made in Italy”. La cerimonia di disvelamento, seguita dall’annullo, si è tenuta ieri sera presso il Teatro del Maggio musicale fiorentino alla presenza di Fausta Bergamotto, sottosegretario di Stato al Ministero delle imprese e del made in Italy con delega alla Filatelia, Stefano Masera Responsabile Area Centro Nord di Poste Italiane, Marco Carrai, presidente della Fondazione Meyer, Alessandro Benedetti, segretario generale della Fondazione e Paolo Marchese Morello, Direttore generale dell’AOU Meyer Irccs. Alla cerimonia hanno preso parte anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessore al welfare del Comune di Firenze. A festeggiare, anche il cda della Fondazione Meyer e i professionisti della Fondazione Meyer che ogni giorno lavorano per sostenere le attività dedicate ai bambini.
Un francobollo creativo. Il valore bollato riproduce, incorniciato da un disegno in stile naïf che richiama la creatività semplice e spontanea dei bambini, il logo della Fondazione nata nel luglio 2000 a sostegno dell’Ospedale pediatrico fiorentino, fondato alla fine dell’Ottocento e oggi centro di cura e ricerca scientifica pediatrica di eccellenza nazionale ed europea. A completare l’opera, la legenda “insieme dal 2000”.
“I 25 anni della Fondazione Meyer sono la storia di un impegno che non si ferma mai: ricerca, accoglienza, solidarietà al servizio dei bambini e delle loro famiglie – sostiene il presidente della Toscana Eugenio Giani – Il Meyer rappresenta il valore della nostra sanità pubblica, orgoglio per la Toscana e a livello internazionale. Il francobollo che presentiamo è un simbolo di riconoscenza per chi ogni giorno lavora con competenza e umanità in uno dei luoghi più preziosi della nostra Regione”.
“La Fondazione Meyer in questi 25 anni di attività ha affiancato e sostenuto con forza il lavoro dell’ospedale pediatrico, eccellenza assoluta non solo per Firenze e la Toscana ma per l’intero Paese. – è intervenuta la sindaca Sara Funaro – Il francobollo celebrativo è un riconoscimento simbolico ma profondamente significativo del lavoro prezioso che viene svolto ogni giorno per permettere che tutti i piccoli pazienti del Meyer e le loro famiglie ricevano sempre le migliori cure e l’accoglienza più adeguata. Siamo orgogliosi di sostenere un’istituzione che in questi anni è cresciuta e ha permesso di raggiungere obiettivi importanti. Questi 25 anni sono un traguardo raggiunto ma anche una tappa da cui andare avanti con la stessa passione e dedizione grazie alla quale il Meyer si è affermato come punto di riferimento internazionale”.
“Siamo felici – dichiara Marco Carrai, presidente della Fondazione Meyer – di avere raggiunto questo importante traguardo. Venticinque anni di storia sono abbastanza per tracciare un bilancio, che è sicuramente positivo. Allo stesso tempo, però, sono ancora tante le sfide che ci attendono nel futuro per il bene dei bambini che avranno bisogno del Meyer”.
“Dalla sua nascita – spiega Alessandro Benedetti, segretario generale della Fondazione Meyer – la Fondazione Meyer, ha accompagnato la crescita dell’ospedale, in modo innovativo e determinante. E in questi cinque lustri, insieme ad ogni Presidente, Direttore Generale del Meyer, ad ogni componente degli organi istituzionali, ad ogni dipendente e collaboratore della Fondazione ed anche con ogni dipendente e collaboratore dell’ospedale, si è compiuto questo incredibile e straordinario risultato di sostegno all’ospedale. In numeri sono più di 200 milioni gli euro raccolti in questi venticinque anni, ma quello che più conta, più dei numeri, è quello che ogni giorno al Meyer riusciamo a fare per la salute dei più piccoli”.
La Fondazione Meyer. La Fondazione Meyer nasce come supporto esclusivo all’attività di comunicazione, marketing e raccolta fondi per l’ospedale pediatrico, punto di riferimento per la pediatria nazionale ed europea per ricerca, per le metodologie innovative di cura e per l’accoglienza del bambino. La Fondazione Meyer sostiene l’ospedale con azioni ad alto “valore aggiunto” che lo qualificano maggiormente sotto il profilo tecnico-scientifico e sociale, dedicando i suoi sforzi al sostegno della ricerca scientifica, investendo anche sul talento dei giovani e sulla collaborazione con altre realtà internazionali e sostenendo il continuo aggiornamento della tecnologia e delle metodologie organizzative. Lavora per migliorare la qualità dell’accoglienza e del ricovero del neonato, del bambino, dell’adolescente e delle loro famiglie. Supporta strategie di comunicazione dell’attività globale del Meyer sul territorio regionale e nazionale e promuove e organizza percorsi culturali sulla declinazione della malattia dal punto di vista fisico, psicologico e sociale.

INTESA SANPAOLO E MEYER: UN ASILO NIDO PER I PICCOLI PAZIENTI DELL’ONCOEMATOLOGIA
Firenze, 26 novembre 2025 – Un asilo nido dedicato ai bambini e alle bambine ricoverati nel reparto di Oncoematologia del Meyer. Il progetto, promosso da Intesa Sanpaolo, è stato presentato questa mattina alla presenza di Paolo Morello Marchese, Direttore Generale AOU Meyer Irccs, Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo, Emanuele Gori, Direttore Sanitario AOU Meyer, Annalisa Tondo, Direttrice del DAI di Oncoematologia Pediatrica e Luigi Paccosi, Presidente Cooperativa Sociale Età Insieme
Il progetto. L’asilo nido sarà ospitato in uno dei locali adiacenti all’Oncoematologia dell’AOU Meyer Irccs. Ogni anno questa struttura accoglie una media di 70-100 nuovi pazienti, per un totale di 700 ricoveri ogni anno. Le nuove diagnosi di tumore riguardano, nel 20% dei casi, bambini sotto i tre anni. Il progetto partito questa mattina è dedicato a loro e l’obiettivo è quello di migliorare la qualità del soggiorno di questi piccoli lungodegenti nella struttura ospedaliera attraverso un programma educativo calibrato sulle singole esigenze. Le attività vengono portate avanti compatibilmente con le esigenze di cura e assistenza medico infermieristica dei bambini, e vengono svolte sia nelle stanze di degenza sia in un apposito spazio nido allestito nel reparto, accogliente, sicuro, adeguatamente arredato con attrezzature tecniche, ludiche e materiali educativi.
Il servizio educativo è affidato a Età insieme, società cooperativa sociale onlus aderente al consorzio Pan – Servizi per l’infanzia, primo network italiano di servizi per l’infanzia senza fini di lucro istituito da Intesa Sanpaolo insieme a importanti reti dell’imprenditoria sociale con l’obiettivo di garantire servizi per l’infanzia di qualità certificata a livello europeo.
Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo, ha commentato: “Siamo orgogliosi di inaugurare oggi al Meyer un nuovo servizio dedicato ai bambini lungodegenti. I nove nidi di Intesa Sanpaolo negli ospedali pediatrici portano sollievo e un aiuto concreto a centinaia di piccoli pazienti e alle loro famiglie. Questo progetto rappresenta un modello innovativo di collaborazione pubblico–privato e nasce dalla volontà di sostenere in modo concreto chi si trova in difficoltà. Il nostro impegno segue non solo una logica filantropica, ma la convinzione che stare accanto alle persone in difficoltà contribuisca a costruire una società più forte e coesa”.
Paolo Marchese Morello, Direttore Generale AOU Meyer Irccs ha spiegato: “Questo progetto è per noi particolarmente importante perché va a sostenere i nostri piccoli pazienti oncologici, affinché la loro quotidianità in ospedale sia il meno traumatica possibile. Il servizio sarà un aiuto prezioso anche delle famiglie di questi bambini che vivono un momento non facile. Ringraziamo Intesa Sanpaolo per questa iniziativa che rispecchia il nostro modo di intendere la cura”.
Annalisa Tondo, Responsabile facente funzione Oncoematologia pediatrica AOU Meyer Irccs: “Le attività volte a garantire una normalità in un percorso di cura di bimbi così piccoli motiva e supporta loro e le famiglie nel trovare motivazione alla cura stessa. Si tratta di una visione olistica della cura delle persone in tutte le fasi della vita e non della sola malattia”.
L’apertura dell’asilo nido rientra nel Programma Educativo Intesa Sanpaolo per bambini lungodegenti, grazie al quale la Banca offre gratuitamente servizi di asilo nido ai bambini sino a 36 mesi, lungodegenti presso i Reparti di Oncologia di ospedali di eccellenza. L’apertura di asili nido negli ospedali di Torino, Napoli, Monza, Padova, Bologna, Genova, Bari e Trieste risponde alle esigenze educative e di socializzazione dei piccoli ricoverati offrendo un sostegno verso una vita futura e offrendo loro un sostegno per la vita presente e uno sguardo positivo verso il futuro. Sono circa 900 i bambini già coinvolti nei presidi ospedalieri in cui è stato attivato il servizio aiutando i piccoli pazienti e i loro familiari.
Un servizio personalizzato. Il servizio offre attività personalizzate dedicate ai bambini mirate al loro sviluppo e articolate sulla base dei suoi bisogni. Lo scopo è quello aiutare i piccoli a superare l’isolamento sociale e psicologico derivanti dalla malattia, dalle pesanti cure e dalla lungodegenza, favorendo lo sviluppo cognitivo e affettivo. Al lavoro, ci sono educatrici qualificate. Il gioco e il disegno, la lettura e tutte le attività creative offrono stimoli indispensabili per un percorso di crescita serena e aiutano la rielaborazione fantastica della realtà. Le attività didattiche mettono in atto un grande cambiamento nei piccoli. La voglia di sorridere, parlare, ascoltare storie, camminare, disegnare, creare, cantare una canzone e battere le mani. Basta poco per dimenticare il dolore e il contesto ospedaliero: quando si gioca, si entra in un mondo diverso dove ci sono solo leggerezza, esperienza e divertimento.
L’iniziativa intende supportare anche i genitori, in particolare le mamme che nella maggior parte dei casi assistono direttamente il bambino durante il periodo della degenza. Proprio la relazione tra educatori e genitori è parte essenziale del progetto ed è volta a promuovere il confronto sull’esperienza dei bambini.
Il programma di Intesa Sanpaolo. L’iniziativa rientra nell’ambito del contributo alla riduzione dei divari sociali realizzato dal Gruppo guidato da Carlo Messina a favore della crescita del Paese, un obiettivo strategico inserito nel Piano di impresa dal 2018 e sviluppato dalla struttura Intesa Sanpaolo per il Sociale.


La Cicogna del Meyer festeggia trent’anni
Firenze – La Cicogna del Meyer compie 30 anni e festeggia chiamando a racconta alcuni dei “suoi” ex bambini. I piccoli pazienti, ormai cresciuti, sono stati infatti chiamati a prendere parte al convegno organizzato per celebrare l’importante traguardo. Nella sua lunga attività, il Trasporto protetto neonatale del Meyer – affettuosamente ribattezzato la cicogna del Meyer – ha fatto viaggiare in sicurezza più di 5600 neonati in emergenza e altri 870 che non necessitavano di cure immediate, ma comunque specialistiche. La ricorrenza cade in una data particolarmente significativa: il 20 novembre, infatti, si celebra la Giornata mondiale dei diritti dei bambini e degli adolescenti. “Anche con la Cicogna la Toscana è stata pioniera – ricorda il presidente della Toscana Eugenio Giani -. La Toscana è stata infatti tra le prime regioni in Italia ad istituire questo servizio”. “La sanità – aggiunge – è una macchina complessa: una buona sanità pubblica deve essere diffusa ma anche contare su eccellenze ed investirvi nel tempo. Le nostre punte di diamante sono alcuni grandi ospedali e le aziende ospedaliero universitarie: il Meyer è sicuramente un’eccellenza nell’assistenza pediatrica”.
La nascita del servizio. Il 20 novembre 1995 il servizio dedicato ai piccolissimi entrò in funzione nella Regione Toscana per la prima volta nell’Area fiorentina e la gestione fu affidata all’ospedale pediatrico fiorentino. La prima chiamata arrivò per la piccola Sara, due giorni dopo. La Toscana è stata una delle prime regioni in Italia ad attivare questo con lo scopo di spostare in sicurezza i neonati che per qualsiasi motivo abbiano necessità di essere trasferiti dal punto nascita ai centri di livello assistenziale superiore. Oggi il Trasporto protetto neonatale della Regione Toscana è parte della rete dei Servizi di trasporto di emergenza neonatale (STEN) italiani: attualmente sono operativi 55 servizi STEN in Italia, con copertura quasi completa del territorio nazionale.
Un personale dedicato e tecnologia all’avanguardia. Il trasporto neonatale protetto del Meyer è un servizio di emergenza gestito da un’équipe medico-infermieristica specializzata che interviene 24 ore su 24 per trasferire i neonati critici dagli altri punti-nascita dell’area centro alla Terapia Intensiva Neonatale (TIN) dell’ospedale pediatrico fiorentino. Il servizio utilizza apparecchiature all’avanguardia, che permettono di iniziare e continuare le terapie necessarie già durante il viaggio, garantendo al neonato un ambiente protetto e stabile e la possibilità di ricevere assistenza medica continuativa. L’incubatrice, ad esempio, non è solo un mezzo di trasporto, ma un vero e proprio “reparto in movimento”: è dotata infatti di sistemi avanzati per il supporto vitale, come la terapia respiratoria e nutrizionale. Tutte le strumentazioni e i macchinari presenti a bordo delle ambulanze sono progettati per offrire il massimo comfort al neonato, ricreando un ambiente simile a quello materno, con materassini speciali e tessuti antibatterici. Anche le autoambulanze vengono allestite in modo sicuro da associazioni del volontariato convenzionate, che forniscono anche un autista e un barelliere formati.
Il convegno. Per celebrare l’importante ricorrenza, è stato organizzato un convegno, un momento di incontro per tutti coloro che, ogni giorno, contribuiscono a far funzionare questo servizio così importante. Ad aprire la giornata dei lavori, organizzata al Meyer Health Campus con il sostegno della Fondazione Meyer, sono stati il dottor Paolo Morello Marchese, Direttore generale dell’AOU Meyer IRCCS e il Professor Carlo Dani, responsabile della Rete neonatologia regionale Toscana e il dottor Armando Cuttano, Presidente regionale della Società Italiana di Neonatologia. Tanti gli interventi in programma, oltre a quello del dottor Marco Moroni, responsabile del servizio di trasporto di emergenza neonatale dell’Area Vasta Centro, Regione Toscana. Se la mattinata è stata dedicata ad approfondire tematiche squisitamente cliniche, il pomeriggio sarà all’insegna della condivisione. Saranno consegnate pergamene di ringraziamento alle associazioni di volontariato come l’Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, la Confraternita di Misericordia Campi Bisenzio, la Croce Rossa Italiana Comitato di Bagno a Ripoli e la Croce Rossa Italiana Comitato di Incisa val d’Arno.
Delle pergamene ricordo saranno consegnare anche ai primi ex pazienti che furono trasportati dal servizio.
Tra loro, Sara, la pima piccola in assoluto a usufruire del servizio e due gemelle che affrontarono il trasporto in una giornata di neve.
Le testimonianze dei pazienti. Mamma Patrizia è la mamma di Sara, la prima bambina portata al Meyer dalla Cicogna. Il parto avvenne all’ospedale di Pistoia, la piccola era molto prematura (era nata alla ventiquattresima settimana) e a due ore dalla nascita, fu deciso il trasferimento. Alla Tin del pediatrico fiorentino rimase ricoverata sei lunghi mesi, ma aveva la stoffa della lottatrice e presto fece ritorno a casa. “Mi fa piacere che il Meyer si sia ricordato di lei” spiega la mamma.
Anche Mamma Donatella ricorda molto bene il pomeriggio del 13 dicembre del 1995. Le sue piccole, Debora e Serena, erano appena nate, ma la seconda pesava soltanto 1 chilo e 300 grammi. Per questo i medici dell’ospedale di Pistoia decisero che era necessario ricorrere alle cure specialistiche del Meyer di Firenze. A prendersi cura delle gemelle, nel viaggio tra le due città, ci pensò il servizio di trasporto neonatale appena inaugurato. Non fu un’impresa facile per gli autisti perché quel pomeriggio cominciò a nevicare con una certa intensità, ma le bambine arrivarono felicemente a destinazione per essere affidate alle cure degli specialisti della Tin, la Terapia intensiva neonatale. “Purtroppo – racconta la mamma – non mi fu possibile seguire le mie figlie, perché dopo il cesareo perché presi la bronchite e mi tennero ricoverata per una settimana”. A occuparsi delle piccole, anzi piccolissime, fu quindi il papà. “Alla Tin del Meyer ci siamo trovati molto bene – ricorda ancora mamma Donatella – anche se era ancora un reparto piccolo e c’erano pochi bambini”. Debora, che pesava 1 chilo e nove, rimase ricoverata venti giorni, Serena invece potò fare ritorno a casa solo dopo 40 giorni. Oggi sono due bellissime ragazze di trent’anni. A loro, e al servizio di trasporto neonatale del Meyer, tantissimi auguri di buon compleanno.
Emergenza diabete nei bambini:
al Meyer i casi di diabete di tipo 2 raddoppiati in tre anni
Il Meyer torna a illuminarsi di blu: le giraffe del parco, la Hall Serra e il Family Center si tingono del colore simbolo della patologia. Dall’ospedale fiorentino arrivano dati allarmanti sull’aumento dei casi di diabete di tipo 2 e un’importante novità terapeutica per il diabete di tipo 1: già due i pazienti trattati con successo con una nuova terapia.
Firenze – Le giraffe del parco del Meyer, insieme alla Hall Serra e al Family Center dell’ospedale, si illuminano di blu in occasione della Giornata Mondiale del Diabete, per richiamare l’attenzione su una patologia cronica che rappresenta una delle principali emergenze sanitarie dei nostri tempi. E proprio dagli esperti dell’IRCCS arriva un segnale preoccupante: è in forte aumento il diabete di tipo 2, fino a pochi anni fa pressoché assente in età pediatrica.
I numeri del Meyer
Attualmente la Diabetologia dell’Ospedale Meyer segue 1.400 pazienti da 0 a 18 anni, di cui circa 800 con diabete di tipo 1. Particolarmente allarmante l’aumento dei casi di diabete di tipo 2:
“Purtroppo – spiega il dottor Lenzi, responsabile facente funzione della Diabetologia del Meyer – da alcuni anni assistiamo a un trend in costante crescita. I nuovi casi sono raddoppiati in soli tre anni, a causa di stili di vita sempre più sedentari e della difficoltà a effettuare scelte alimentari sane e consapevoli. Attualmente sono 50 i bambini e i ragazzi seguiti al Meyer per questa patologia”.
In questi casi, il trattamento è in prima battuta educativo e solo successivamente farmacologico.
La nuova terapia per il diabete di tipo 1
Per il diabete di tipo 1 si aprono invece nuove prospettive terapeutiche: sono già due i pazienti trattati con successo al Meyer con teplizumab, un anticorpo monoclonale in grado di ritardare l’insorgenza della malattia intervenendo sul sistema immunitario e rallentando la distruzione delle cellule beta.
Il diabete di tipo 1, infatti, inizia mesi o anni prima della comparsa dei sintomi, quando nel sangue compaiono anticorpi che testimoniano l’aggressione autoimmune alle cellule pancreatiche produttrici di insulina. La Diabetologia del Meyer monitora decine di bambini a rischio (circa 80), selezionati da un database di oltre 100 pazienti positivi ad autoanticorpi anti-cellula beta, raccolto dal 2009. Da questo archivio vengono identificati i soggetti idonei alla nuova terapia.
Formazione degli insegnanti e campi scuola
Il Meyer è impegnato anche sul fronte della prevenzione e dell’educazione: negli ultimi cinque anni sono stati formati 6.000 insegnanti alla gestione degli alunni con diabete, con 450 iscritti all’ultimo corso. Ogni anno oltre 150 bambini e ragazzi — talvolta con l’intera famiglia — partecipano ai campi scuola promossi dalla Regione Toscana. Nel solo scorso anno ne sono stati organizzati 10, rivolti sia ai più piccoli sia a preadolescenti e adolescenti.
Questi campi rappresentano un’importante opportunità per imparare a gestire la malattia con l’aiuto di medici, psicologi e tutor adolescenti appositamente formati, in contesti naturali che favoriscono stili di vita sani e attivi.
Il diabete nel bambino
Il diabete mellito è la malattia cronica più frequente in età pediatrica e purtroppo viene spesso diagnosticata in ritardo, con gravi rischi per il bambino. Il diabete di tipo 1, causato dalla distruzione autoimmune delle cellule pancreatiche che producono l’insulina, presenta alcuni sintomi caratteristici:
aumento della quantità di urine (poliuria),
sete intensa (polidipsia),
risvegli notturni per bere o urinare,
enuresi (ripresa del bagnare il letto),
aumento dell’appetito (polifagia) associato a calo di peso,
stanchezza marcata (astenia),
frequenti infezioni genitali dovute alla presenza di zuccheri nelle urine.
Nel bambino piccolo possono comparire pannolini eccessivamente bagnati, intensa sete e rallentamento della crescita.
In presenza di questi sintomi è fondamentale intervenire subito: anche un solo giorno di ritardo può essere pericoloso. Se non è possibile contattare il pediatra, è necessario rivolgersi al Pronto soccorso, poiché l’esordio può evolvere rapidamente verso una chetoacidosi, condizione potenzialmente grave.
In allegato: alcune foto del Meyer e delle sue giraffe illuminate di blu.
Nasce con onfalocele gigante, neonata salvata dopo cinque interventi
Il parto è avvenuto al Meyer in collaborazione con la Ginecologia e Ostetricia del San Giovanni di Dio
Firenze – È nata con una grave forma di onfalocele gigante, una rara malformazione congenita caratterizzata dalla fuoriuscita di organi attraverso un difetto della parete addominale anteriore, condizione che ha messo seriamente a rischio la sua sopravvivenza. Per garantirle un’assistenza ultraspecialistica fin dai primi istanti di vita, si è deciso di farla nascere all’Ospedale pediatrico Meyer. Nei giorni scorsi, dopo cinque interventi chirurgici e un delicato percorso assistenziale presso la Terapia intensiva neonatale, la piccola ha finalmente potuto lasciare l’ospedale e rientrare a casa. Il caso è stato gestito grazie alla collaborazione multidisciplinare di diverse équipe specialistiche.
La diagnosi era stata formulata durante un controllo eseguito presso il Servizio di Diagnostica prenatale dell’AOU Meyer Irccs, a cura del dottor Roberto Biagiotti e della dottoressa Adalgisa Cordisco. Identificata la condizione, è stato avviato un percorso di counseling multidisciplinare con la famiglia e definito un piano diagnostico-terapeutico personalizzato, coinvolgendo più reparti e competenze dell’ospedale.
Il parto è avvenuto presso il Meyer grazie alla stretta collaborazione con il Servizio di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale San Giovanni di Dio, con un’équipe composta dal direttore Claudio Meloni, dai medici Federica Perelli e Cecilia Molino, dagli anestesisti Paolo Boninsegni ed Elisabetta Peruzzi e dalle ostetriche Carolina Angelozzi, Valentina Caputo e Serena Calugi. Subito dopo la nascita, la neonata è stata trasferita nella sala operatoria adiacente e sottoposta a un primo intervento chirurgico.
Il trattamento, complesso e progressivo, ha previsto cinque interventi durante il ricovero. L’équipe della Chirurgia pediatrica dell’AOU Meyer Irccs, diretta dal dottor Enrico Ciardini, ha utilizzato un innovativo dispositivo per la trazione costante e graduale della parete addominale, che ha consentito il rientro progressivo degli organi e la chiusura del difetto in condizioni di sicurezza.
La piccola è stata accudita e monitorata per tutto il percorso clinico presso la Terapia intensiva neonatale diretta dal dottor Marco Moroni, con il supporto di un’équipe multidisciplinare che ha seguito ogni fase del trattamento e del recupero.
Dopo un lungo e delicato percorso di cura, la bambina è stata dimessa in buone condizioni cliniche e potrà ora proseguire il follow-up in regime ambulatoriale. Il caso rappresenta un esempio di eccellenza della rete pediatrica toscana e della collaborazione tra discipline e strutture ospedaliere, a beneficio dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.
“Questa storia racchiude il valore più profondo della nostra sanità pubblica: la capacità di prendersi cura di ogni vita, anche la più fragile, con competenza, umanità e lavoro di squadra. Il Meyer e tutta la rete ospedaliera toscana dimostrano ogni giorno cosa significa credere davvero in un sistema che mette al centro le persone, dalla nascita in poi. Un grazie di cuore a tutto il personale che con dedizione e professionalità rende possibile tutto questo”, dichiara il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.
“La gestione di casi così complessi richiede una stretta sinergia tra diagnostica prenatale, ostetricia, chirurgia pediatrica, anestesia e terapia intensiva neonatale. Il successo di questo intervento è il risultato di un lavoro di squadra che parte dalla diagnosi in utero e accompagna il neonato fino al rientro a casa”, commenta il dottor Enrico Ciardini, direttore della Chirurgia pediatrica dell’AOU Meyer Irccs.
“Le foto ricevute dalla madre durante il lungo percorso di cura raccontavano, giorno dopo giorno, una storia fatta di coraggio, attesa e fiducia – conclude il dottor Claudio Meloni, direttore della Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale San Giovanni di Dio della Asl Toscana centro. – Vedere una bambina sorridente accolta finalmente a casa, tra le braccia della famiglia, va oltre la soddisfazione tecnico-professionale: è ciò che davvero nobilita il nostro lavoro e dà senso a ogni scelta organizzativa. Questo risultato dimostra quanto la rete interaziendale possa fare la differenza. L’integrazione tra l’Ostetricia dell’AST e l’eccellenza del Meyer ha trasformato una condizione ad alto rischio in una storia di vita. Quando una bambina torna a casa in buone condizioni grazie a un percorso così complesso e condiviso, comprendiamo pienamente quanto la nostra professione sia un privilegio: custodire la nascita, proteggere le madri e rendere possibile ciò che sembrava fragile. Questo – sottolinea Meloni – è il valore più grande del nostro lavoro di équipe”.

Al Meyer già 80 bambini ustionati trattati senza chirurgia
Il punto durante una Masterclass internazionale al Campus del Meyer, organizzata per festeggiare il doppio compleanno: 30 anni per il Centro Ustioni del Meyer, 35 per l’associazione amica ATCRUP. La storia di G., trattata con la bromelina, principio attivo derivato dall’ananas alla base di un trattamento innovativo introdotto con successo al Meyer
Firenze – G. ha dodici anni. Un pomeriggio, a causa dell’esplosione di un flacone contenente una sostanza infiammabile, si è innescato un incendio che le ha lasciato ustioni sul 30% del corpo. Dopo diverse settimane di ricovero al Meyer, ha da poco fatto ritorno alla sua vita normale, grazie all’intervento degli specialisti del Centro ustioni del Meyer guidati dal dottor Flavio Facchini, che hanno usato su di lei un trattamento innovativo, a base di bromelina, che negli ultimi 12 mesi, al Meyer, ha già permesso di trattare con successo circa 80 bambini ustionati senza ricorrere al bisturi.
Il trattamento. Il trattamento, dopo una prima fase sperimentale, è stato autorizzato dall’Aifa, nel 2024, anche per l’età pediatrica: il Meyer è stata la prima realtà pediatrica a introdurlo e viene utilizzato con successo da circa un anno. È basato sulla bromelina, una sostanza estratta dall’ananas, che attiva enzimi in grado di “digerire” selettivamente le cellule della cute danneggiate dall’ustione, risparmiando quelle sane. Sui bambini risulta particolarmente efficace, e consente di ricorrere meno al bisturi, agli innesti, e ai trapianti di cute, migliorando gli esiti cicatriziali e diminuendo l’impatto globale dell’ustione sul bambino. La sua introduzione al Meyer è stata resa possibile grazie al contributo dell’equipe anestesiologica guidata dal prof. Zaccaria Ricci e alla presenza, in ospedale, di un percorso dedicato a questo trattamento terapeutico.
Doppio compleanno. Di questo, e di molti altri temi legati alle ustioni pediatriche si è parlato durante la Masterclass “Florence Symposium on Pediatric Burn Care” che si conclude oggi al Campus del Meyer. Il simposio è stato anche l’occasione per festeggiare i 35 anni di ATCRUP, l’Associazione Toscana Cura Riabilitazione Ustioni Pediatriche, presieduta da Laura Lensi, e contestualmente il 30esimo compleanno del Centro Ustioni del Meyer, che fu inaugurato dal dottor Giovanni Andrea Grisolia: si è trattato di un doppio anniversario che è anche la sintesi di tanti anni di percorso congiunto.
Alla Masterclass hanno preso parte pediatri, medici d’urgenza, chirurghi plastici pediatrici e generali, anestesisti, infermieri, fisioterapisti, terapisti, psicologi e ricercatori a livello internazionale.
Il Centro oggi. Oggi il Centro ustioni del Meyer è diventato punto di riferimento nazionale per il trattamento delle ustioni pediatriche anche di grande gravità, cioè che superano il 30% del corpo. Ogni anno ricovera circa 200 pazienti con ustioni gravi, e ne segue circa 800 a livello ambulatoriale. Circa il 40% proviene da fuori regione. Dispone di 5 posti letto, di camere speciali con il filtraggio di aria pressurizzata ed è attrezzato con tutte le dotazioni strutturali e tecnologiche per prendere in carico anche i casi più gravi, come due box per il trattamento intensivo e un ambiente per la balneoterapia. Superspecializzato lo staff: oltre ai chirurghi, al lavoro al Centro ustioni ci sono infermieri esperti in “wound care” (Biagio Nicolosi e Benedetta Difalco), fisioterapisti ustionologi e psicologi dedicati.
I bambini vengono seguiti anche nel trattamento degli esiti cicatriziali, con l’impiego del laser – in collaborazione con la Dermatologia del Meyer guidata dal dottor Cesare Filippeschi – e vengono condotti trapianti innovativi utilizzando cute bioingegnerizzata per sostituire quella danneggiata dalle ustioni.
“Le ustioni pediatriche oggi rappresentano una vera e propria crisi sanitaria dimenticata – ” ha spiegato il responsabile del Centro Ustioni del Meyer, dr Flavio Facchini – Per fortuna, negli ultimi anni, l’approccio clinico e organizzativo alla loro gestione si è evoluto in modo significativo. Questa evoluzione è stata caratterizzata dall’introduzione di protocolli condivisi e standardizzati, che hanno consentito una maggiore integrazione tra innovazioni tecnologiche, sia diagnostiche che chirurgiche, e programmi riabilitativi personalizzati. Per noi è motivo di grande orgoglio anche il lavoro di rete, come quello che conduciamo con la Cooperazione Internazionale, con la CROSS (Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario) con la Task force umanitaria del Meyer guidata dal dottor Simone Pancani, ustionologo, a supporto delle maxiemergenze, delle guerre e delle calamità naturali”.
In allegato una foto del Centro Ustioni del Meyer e un momento del convegno con i protagonisti del doppio compleanno (da sx Laura Lensi, Giovanni Andrea Grisolia, Flavio Facchini)
Per info: Giulia Righi – Ufficio stampa AOU Meyer IRCCS – 393.9577247


Al Meyer arrivato un’altra bambina palestinese
Firenze – L’ospedale pediatrico fiorentino torna ad accogliere una bambina originaria di Gaza, con la famiglia. La piccola, arrivata la notte scorsa, ha sette anni e dovrà essere curata per gli esiti di una sindrome di Guillain-Barré, una malattia neurologica rara in cui il sistema immunitario attacca erroneamente i nervi periferici, causando debolezza muscolare progressiva. Dopo una valutazione delle sue condizioni, la paziente è stata ricoverata in pediatria.
La piccola è stata presa in carico da un’equipe del Meyer (composta da Simone Pancani, coordinatore delle attività umanitarie del pediatrico fiorentino e Zaccaria Ricci, responsabile dell’Anestesia e rianimazione dell’ospedale ed Elena Albano, infermiera della rianimazione), partita nell’ambito di una missione della Protezione civile che ha attivato una Medevac (Medical evacuation), il servizio di trasporto di persone ferite o con necessità di cure mediche. Poi, dopo un’attenta valutazione delle sue condizioni generali, si è deciso di farle proseguire il viaggio a bordo di un aereo di linea. L’arrivo a destinazione è stato reso possibile dalla Cross e dalla Prefettura di Firenze. Come accaduto in occasione degli altri corridoi umanitari, il Meyer si è attivato per accogliere la piccola e la famiglia: ad attenderli, come sempre, c’erano anche un mediatore linguistico messo a disposizione dalla Fondazione Meyer per agevolare la comunicazione con i medici.
“L’eccellenza della sanità toscana – commenta il presidente della Toscana, Eugenio Giani – si mette a disposizione, come sempre, di chi nel proprio paese non può ricevere cure adeguate. Non importa se si tratti di una guerra, di un cataclisma naturale o di altro ad impedirlo. La Toscana è pronta ad allargare ogni volta le proprie braccia. Lo fa da sempre con progetti di cooperazione sanitaria internazionale e continueremo a farlo, ispirati da equità, accesso universale e lotta alle disuguaglianze che sono alla base della sanità pubblica in cui crediamo”.

Un giardino e una rosa dedicata per il Meyer in green
Firenze – Camelie giapponesi, viburni, ligustri. E ancora cinnamoni, clerodendri, evonimi, lauri e lecci. Sono trecento, tra grandi e piccole, le piante che compongono il nuovo e lussureggiante giardino del Meyer. Un primo importante passo per la creazione di un progetto all’insegna del verde. Si chiama Meyer in green il percorso che, nei prossimi anni, è destinato a trasformare il volto dell’ospedale pediatrico fiorentino in un’ottica sempre più rispettosa dell’ambiente ed ecosostenibile. A rendere possibile questo primo, importante, traguardo è stata Vannucci Piante, una delle aziende simbolo del florovivaismo pistoiese apprezzata in Italia e all’estero. Le piante sono state messe a dimora nelle aiuole che abbelliscono la parte posteriore di uno degli ingressi dell’ospedale, quello che conduce al pronto soccorso. Qui, il giardino appena creato, circonda lo spazio davanti alle Cappelle del Commiato, creando uno spazio riparato, dove lo sguardo è destinato a posarsi per trovare ristoro. Quella con Vannucci piante è un’amicizia di lunga data: in passato l’azienda pistoiese ha sostenuto la Fondazione Meyer con alcune donazioni legate all’attività dell’orto-giardino della Ludobliblio ed è stata partner per alcune richieste di piante collocate all’interno della struttura ospedaliera. Quando, a primavera, la Direzione dell’AOU Meyer Irccs ha contattato l’azienda per esporre il suo progetto green, la risposta non si è fatta attendere. E in pochi mesi, il giardino è diventato realtà. Questa mattina si è tenuto un incontro per festeggiare l’arrivo delle nuove piante. Oltre alla Direzione dell’Ospedale pediatrico fiorentino, era presente Andrea Massaini dell’azienda Vannucci piante.
Una rosa dedicata al Meyer per sostenere la ricerca. La mattinata è stata anche l’occasione per annunciare la donazione di 230 piante di rosa “ibrido Meyer” destinate a comporre il roseto intorno alla statua di Folon all’ingresso dell’ospedale. L’azienda Rose Barni, una realtà imprenditoriale storica di produzione di rose, ha scelto di dedicare una delle sue preziose creature floreali al Meyer, come accade talvolta per alcune personalità. La rosa si chiama proprio Meyer e l’azienda l’ha inserita nel proprio catalogo, scegliendo di donare 1 euro per ogni vendita alla Fondazione Meyer. La pianta, dedicata alla ricerca scientifica, è e a sua volta frutto di un lungo lavoro di ricerca in campo botanico.
L’ottenimento di una nuova varietà di rosa è infatti un processo estremamente lungo, che richiede dai sette ai dieci anni di prove, selezioni, valutazioni. Esiste una prima fase di test all’interno delle serre di ricerca e una successiva, molto severa, nei campi di prova, per valutare altri aspetti della rosa da giardino, come la resistenza alle malattie, la vigoria, la rifiorenza, ecc… Occorre infine un iter burocratico che prevede la deposizione della domanda di registrazione presso l’Ufficio marchi e brevetti della Camera di Commercio. Se oggi esiste un nuovo ibrido dedicato all’ospedale dei bambini, è perché nel 2015 è stato effettuato un incrocio che ha portato nel tempo a selezionare la cultivar più resistente. Di qui, la scelta di utilizzare lo slogan: dalla ricerca alla ricerca. A consegnare il nuovo ibrido alla Direzione del Meyer è stata Beatrice Barni, co-titolare del vivaio Rose Barni e responsabile del progetto di ricerca dell’azienda.


Meyer, al via un ciclo di incontri per i genitori dedicati al “benessere digitale”
A novembre psicologhe, pediatri, neuropsichiatre ma anche oculisti, giuristi ed esperti di etica e privacy incontrano le famiglie al Campus del Meyer in tre appuntamenti gratuiti: al centro l’uso del digitale e le sue ricadute nelle diverse fasce di età di infanzia e adolescenza
Firenze – Cosa succede ai neuroni di un bambino messo davanti a uno schermo? In che modo l’uso del digitale incide nelle relazioni tra pari nella fase evolutiva? Come possiamo aiutare i nostri ragazzi a sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale proteggendoli dai rischi?
A queste, ed altre questioni di urgente attualità, è dedicato il ciclo di incontri che si inaugura al Meyer, dedicato al benessere di bambini e adolescenti nella società digitale. Si tratta di tre appuntamenti con esperti del Meyer – affiancati da specialisti dell’Università di Firenze e del CNR – dedicati ciascuno ad una fascia di età dell’infanzia e dell’adolescenza, per riflettere insieme sulle ricadute di tipo affettivo-relazionale, etico-giuridico e medico-clinico dell’utilizzo del digitale. Ecco perché il Meyer ha chiamato a raccolta psicologhe, neuropsichiatre, pediatri e giuristi, ma anche oculisti ed esperti di etica e privacy che fanno parte del Comitato etico pediatrico della Regione Toscana. Ogni incontro terminerà con esempi di strumenti digitali utili per la salute nelle diverse età e con la testimonianza dei Genitori di Bagno a Ripoli (FI) che porteranno la loro esperienza di “patto digitale di comunità”.
Le date. Tutti gli appuntamenti si terranno nell’Aula Magna del Meyer Health Campus dalle 17.30 alle 19.30. Si comincia giovedì 6 novembre, con il primo incontro dedicato ai genitori di neonati, lattanti e bimbi nella prima infanzia. Si prosegue il 13 novembre 2025, con l’incontro per i genitori di bambini della seconda infanzia e scuola primaria e l’ultimo appuntamento sarà il 20 novembre 2025, per i genitori di ragazzi pre-adolescenti e adolescenti.
Come iscriversi. La partecipazione agli incontri è gratuita. È necessaria l’iscrizione a questo link https://survey.meyer.it/index.php/461379?lang=it
L’iniziativa è realizzata nell’ambito del progetto Dheal-com finanziato dal Ministero della Salute (www.dheal-com.it), il cui responsabile scientifico al Meyer è l’ingegnere Matteo Lenge. Il ciclo di incontri è curato dal Laboratorio Prevenzione e Promozione del Benessere nella Comunità dell’AOU Meyer IRCCS. Per ulteriori info: promozionebenessere@meyer.it

Quattro ricercatrici da Kiev al Meyer per migliorare gli screening neonatali ucraini
Grazie a questa collaborazione, già salvato un bambino con una immunodeficienza rara. Adesso le ricercatrici studiano come ridurre i “falsi positivi”, in modo da evitare alle famiglie di doversi spostare, durante la guerra, per ripetere il test
Firenze – Per arrivare hanno affrontato un viaggio difficoltoso a causa della guerra, ma sono riuscite a raggiungere il Meyer con un obiettivo ben chiaro: migliorare il loro programma di screening neonatale in Ucraina, studiando le buone pratiche portate avanti dall’IRCCS fiorentino. Protagoniste di questo tandem internazionale sono quattro ricercatrici del Centro di genetica medica dell’ospedale nazionale pediatrico di Kiev (Laboratory of Medical Genetics, National Children’s Hospital “Ohmatdyt”). In questi anni, nonostante la guerra, il laboratorio sta comunque portando avanti tutte le attività di diagnostica e medicina preventiva, incluso lo screening neonatale.
Un bimbo salvato. Il Meyer, sin dall’inizio del conflitto, ha potenziato la sua collaborazione con questo laboratorio. Proprio grazie a questa, poche settimane fa, ha potuto confermare, su un neonato ucraino, la diagnosi di una rara immunodeficienza (PNP deficiency), aprendo la strada al trattamento terapeutico precoce: “Il test di screening ucraino aveva dato sospetto della malattia – spiega Giancarlo La Marca, responsabile del Laboratorio di Screening Neonatale, Biochimica clinica e Farmacia Clinica del Meyer e docente del Dipartimento di Scienze Biomediche, Sperimentali e Cliniche dell’Università di Firenze – Il neonato è stato richiamato e alla famiglia è stato proposto il trapianto di cellule staminali ematopoietiche disponibile, nonostante la guerra, anche in Ucraina. Comprensibilmente la famiglia ha deciso di trasferirsi in Germania, per curare il piccolo in una nazione più sicura, e i colleghi tedeschi ci hanno chiamati per confermare la diagnosi: lo abbiamo fatto, e l’analisi sul campione ha dimostrato che i metaboliti tossici erano presenti già appena nato”. Attualmente quello del Meyer è il pannello di screening è più esteso d’Europa, e proprio per questo le ricercatrici ucraine, quattro biologhe genetiste, sono venute a formarsi nel Laboratorio di screening neonatale del pediatrico fiorentino.
Ridurre i falsi positivi. In particolare, durante la loro settimana di permanenza al Meyer, che si conclude domani, hanno approfondito i test di seconda istanza (“second-tier test”) che riducono il numero di richiami, perché riducono i falsi positivi. “Un falso positivo è un bambino che non ha una malattia ma che per una serie di motivi ha il test di screening positivo. Nella pratica clinica quando questo succede neonato e famiglia vengono richiamati per approfondimento diagnostico: “Nella tremenda situazione del conflitto in atto, un richiamo di un neonato e famiglia per screening positivo è particolarmente complesso – spiega il professor La Marca – perché gli spostamenti durante i bombardamenti quotidiani sono spesso impossibili”. Durante questa settimana il team del Laboratorio guidato dal professor La Marca li ha aiutati a capire come gestire questo problema: “Il test di seconda istanza verrà fatto sul primo cartoncino neonatale (misurando biomarcatori più specifici), senza convocare il bambino e la famiglia, e solo se anche questo risulta positivo allora si procederà a richiamarlo perché è probabile che abbia la malattia rara”, conclude il professore.
Il pannello di screening del Meyer, unico in Europa. Il test per l’immunodeficienza PNP/SCID (insieme con quello per ADA SCID) condotto sul piccolo ucraino è uno dei brevetti produttivi del Meyer: ogni anno arrivano campioni da tutto il mondo per confermare il sospetto di queste malattie. Il programma di screening della Regione Toscana prevede tutti i test di seconda istanza pubblicati in letteratura scientifica. La Regione Toscana, con il suo modello normativo in tema di screening neonatale, ha fatto da apripista e proprio nei giorni scorsi con l’introduzione dei nuovi LEA, questi test sono entrati nel pannello esteso di tutta Italia.

Neonata salvata al Meyer, era arrivata da Gaza con un tumore di 2 chili
Firenze – È arrivata da Gaza, nata prematura alla 33esima settimana, quando aveva solo 10 giorni, con un tumore molto raro, un teratoma sacro-coccigeo. I medici del Meyer la hanno operata appena le sue condizioni lo hanno permesso, asportandole una neoformazione di circa 2 chili e adesso la piccola sta meglio e prosegue il decorso post operatorio nella Terapia Intensiva Neonatale del Meyer.
Una massa di quasi due chili. I chirurghi, guidati in sala dal dottor Enrico Ciardini, con un intervento di circa due ore e mezzo le hanno asportato una massa, posizionata alla base delle colonna vertebrale, di circa 2 chili di peso: per farsi un’idea delle dimensioni, basti pensare che prima dell’intervento la piccola pesava 4.300 gr, subito dopo 1.500 gr. “Si tratta di un tumore raro, che ha un’incidenza di 1 caso su 40/50mila nati, e ancor più raro data l’eccezionalità delle dimensioni della massa neoplastica, che pesava quasi tre volte la piccola ” – spiega il dottor Enrico Ciardini – “Di qui l’importanza di un intervento altamente specializzato e tempestivo, che restituisse alla bambina la possibilità di avere una buona qualità di vita”.
Il decorso post-operatorio. Oggi la piccola, ricoverata nella Tin, ha 28 giorni, sta crescendo e guadagnando progressivamente peso e la ferita post-operatoria si sta rimarginando: “La bambina è arrivata in condizioni cliniche abbastanza serie, anche per un concomitante stato infettivo, ma è attualmente in costante miglioramento – spiega il dottor Marco Moroni, responsabile della Terapia Intensiva del Meyer – La ferita post-operatoria, data la dimensione del tumore, era inevitabilmente importante ma sta migliorando giorno dopo giorno e, pur con tutte le cautele del caso e consapevoli che il percorso sarà lungo, siamo contenti”.
L’accoglienza della famiglia. La famiglia della piccola – arrivata insieme a lei nella notte tra il 29 e il 30 settembre nell’ambito di un programma di assistenza umanitaria del governo italiano, grazie alla Cross e alla Prefettura di Firenze – è stata accolta in una delle strutture che fa parte della rete di accoglienza del Meyer. A seguirli nel loro percorso ospedaliero, sin dal loro arrivo, oltre al personale sanitario, gli operatori del servizio sociale del Meyer e i mediatori linguistici messi a disposizione dalla Fondazione Meyer, che sostiene anche la loro accoglienza.

Firenze – L’AOU Meyer IRCCS ha eseguito con successo il primo impianto cocleare
bilaterale simultaneo robotico su un bambino di un anno. L’intervento, condotto dall’equipe
diretta dal professor Franco Trabalzini, rappresenta una pietra miliare nella chirurgia otologica
pediatrica, grazie all’integrazione di tecnologie avanzate per la medicina di precisione.
La procedura è stata pianificata nei minimi dettagli grazie ad un particolare software, che ha
permesso di misurare con estrema precisione la coclea del piccolo paziente e di selezionare la
lunghezza dell’elettrodo più adatta alle sue esigenze. L’utilizzo combinato di queste
tecnologie ha reso possibile un adattamento preciso all’anatomia del bambino, assicurando
una copertura completa della coclea e la massima preservazione delle strutture dell’orecchio
interno. La mini-invasività ha inoltre reso possibile l’accorciarsi dei tempi chirurgici tanto da
poter effettuare per la prima volta l’intervento bilaterale in un bambino di un anno di età.
“Questo intervento rappresenta un passo decisivo verso una chirurgia otologica sempre più
personalizzata, sicura e orientata al benessere del paziente – ha commentato il professor
Franco Trabalzini – L’integrazione tra tecnologie robotiche e software di pianificazione
chirurgica ci consente di adattare l’intervento all’anatomia specifica di ogni paziente,
riducendo i rischi, migliorando i risultati funzionali e ottimizzando le performance uditive.
Ma non si tratta solo di precisione tecnica: è fondamentale anche il valore umano. Decidere di
impiantare il proprio figlio affetto da grave deficit uditivo è una scelta che segna una vita
intera. Poter rassicurare le famiglie sull’affidabilità, la sicurezza e la delicatezza
dell’intervento ci aiuta non solo come medici, ma anche come alleati nel loro percorso
decisionale”.
L’AOU Meyer IRCCS si conferma tra i centri di riferimento per l’innovazione in ambito
otologico pediatrico, distinguendosi non solo per l’adozione di tecnologie all’avanguardia, ma
anche per un approccio integrato e multidisciplinare che accompagna il paziente e la sua
famiglia in ogni fase del percorso. Dalla valutazione pre-operatoria personalizzata alla
pianificazione chirurgica, fino al monitoraggio post-impianto e alla riabilitazione uditiva,
grazie anche ai percorsi di riabilitazione musicale che si tengono nella Aula musica
dell’Andrea Bocelli Foundation Maria Manetti Shrem Educational Center.
L’AOU Meyer IRCCS mette al centro il bambino e sostiene le famiglie in scelte complesse,
offrendo soluzioni sicure, efficaci e sempre meno invasive. Questo modello di cura globale pazienti una reale possibilità di sviluppo uditivo e linguistico fin dai primi anni di vita.
Il professor Trabalzini è membro del Gruppo Europeo sulle linee guida per il trattamento della
sordità infantile

Primo impianto cocleare bilaterale robotico su un bambino di un anno: intervento pionieristico all’AOU Meyer IRCCS
Firenze – L’AOU Meyer IRCCS ha eseguito con successo il primo impianto cocleare bilaterale simultaneo robotico su un bambino di un anno. L’intervento, condotto dall’equipe diretta dal professor Franco Trabalzini, rappresenta una pietra miliare nella chirurgia otologica pediatrica, grazie all’integrazione di tecnologie avanzate per la medicina di precisione.
La procedura è stata pianificata nei minimi dettagli grazie a un software dedicato che ha consentito di misurare con estrema precisione la coclea del piccolo paziente e di selezionare la lunghezza dell’elettrodo più adatta alle sue esigenze. L’utilizzo combinato di queste tecnologie ha reso possibile un adattamento preciso all’anatomia del bambino, assicurando una copertura completa della coclea e la massima preservazione delle strutture dell’orecchio interno.
La mini-invasività dell’approccio ha inoltre permesso di ridurre i tempi chirurgici, rendendo possibile per la prima volta l’esecuzione di un impianto bilaterale in un paziente di appena un anno di età.
“Questo intervento rappresenta un passo decisivo verso una chirurgia otologica sempre più personalizzata, sicura e orientata al benessere del paziente – ha commentato il professor Franco Trabalzini –. L’integrazione tra tecnologie robotiche e software di pianificazione chirurgica ci consente di adattare l’intervento all’anatomia specifica di ogni paziente, riducendo i rischi, migliorando i risultati funzionali e ottimizzando le performance uditive.
Ma non si tratta solo di precisione tecnica: è fondamentale anche il valore umano. Decidere di impiantare il proprio figlio affetto da grave deficit uditivo è una scelta che segna una vita intera. Poter rassicurare le famiglie sull’affidabilità, la sicurezza e la delicatezza dell’intervento ci aiuta non solo come medici, ma anche come alleati nel loro percorso decisionale.”
L’AOU Meyer IRCCS si conferma tra i centri di riferimento per l’innovazione in ambito otologico pediatrico, distinguendosi non solo per l’adozione di tecnologie all’avanguardia, ma anche per un approccio integrato e multidisciplinare che accompagna il paziente e la sua famiglia in ogni fase del percorso: dalla valutazione preoperatoria personalizzata alla pianificazione chirurgica, fino al monitoraggio post-impianto e alla riabilitazione uditiva.
Quest’ultima è supportata anche dai percorsi di riabilitazione musicale che si svolgono nell’Aula Musica dell’Andrea Bocelli Foundation – Maria Manetti Shrem Educational Center.
Con un modello di cura che mette al centro il bambino e sostiene le famiglie in scelte complesse, l’AOU Meyer IRCCS offre soluzioni sempre più sicure, efficaci e minimamente invasive. Questo approccio apre nuove prospettive per il trattamento precoce della sordità infantile, garantendo ai piccoli pazienti una reale possibilità di sviluppo uditivo e linguistico fin dai primi anni di vita.
Il professor Franco Trabalzini è membro del Gruppo Europeo per le linee guida sul trattamento della sordità infantile.
Nella foto: l’equipe di Otorinolaringoiatria del Meyer.






